querule

giacobine è bello!

30 giugno 2005

songs for the deaf
e adesso chi ci sente più?

martedì 28, festival de braccio de fero, concerto dei sonic youth: sottopalco, davanti alla cassa di sinistra
mercoledì 29, ferrara sotto le stelle, concerto strillatissimo di bright eyes: sempre sottopalco, vicino alla cassa destra così bilanciamo la sordità
il primo è stato un concerto inaspettatamente bello: inaspettato perchè non sono una grande fan, ci sono andata solo grazie ad un accredito, e poi avevo un ricordo confuso e tutto sommato non proprio positivo della loro esibizione dell'estate scorsa all'independent days di bologna. però però. impeccabili. più misurati. quasi perfetti. anche il caro vecchio pubblico di provincia ha stupito. numerosissimo, compatto, cantereccio, più giovane del pubblico medio sonico ma per niente sprovveduto. e poi niente pogo, che per un esserino di cinquanta chili conta (!). thurston moore stesso è sembrato veramente colpito dal trasporto e dal calore del pubblico, esclamando più volte il suo entusiasmo per la folla del pop eye (ci affidiamo a quanto da lui ululato, chè quanto alla sua espressione non possiamo azzardare nulla, data l'imperscrutabilità del suo volto sotto quella specie di parrucchino che si ritrova immancabilmente incollato alla faccia ormai da tempi ancestrali. e a questo proposito -si scusi la frivolezza- ma quei capelli, sono veri??)
in effetti il delirio ha preso forma attraverso un bis travolgente con "drunken butterfly" quando pure le palme sopra le nostre teste sembrava si piegassero al ritmo di iloveyouiloveyouwhat'syourname, e anche attraverso l'irruzione sul palco di un giovine che ha abbracciato la testolina bionda di kim gordon e se l'è spupazzata di baci mentre lei, mani in faccia, continuava a suonare imperturbabile. stoica o algida? (dalla regia mi suggeriscono "professionale")
da segnalare lee ranaldo che ha suonato tutta la sera con un ventilatorino puntato addosso, jim o'rourke che in preda a una crisi di nervi ha incominciato ad andarsene in giro scudisciando con la tracolla qualsiasi cosa gli capitasse a tiro, seminando il panico sul palco (e svuotandolo letteralmente) e un attacco di riso isterico della sottoscritta alle note iniziali di "bull in the heather", poco dopo l'invio di un sms sarcastico che ne paventava l'esecuzione descrivendola come la loro più grande hit
. detto fatto.

invece ieri sera l'umidità e un vento incessante non mi hanno distratto da ogni mossa del nanetto di omaha. in prima fila, con testolina accucciata sopra le braccia, aggrappata alla ringhiera mi sono lasciata scuotere e attraversare dal mondo di quest'omino sorprendente.
non aggiungerò altro se non l'ammissione di un momento lacrimina nei bis, con "lover i don't have to love" (ovvio), e che quando si è buttato giù sottopalco è passato davanti alle prime fila guardandoci tutti in faccia e io tutta imbarazzata mi sono guardata le scarpe. giuro.
mi segnalano la presenza di tali the faint. ah..chi, il sosia di van morrison che cantava con gli orgy? mapperfavore, su.

29 giugno 2005

hic sunt peones

grazie a xmau.com grazie a xmau.com

un giro in provincia è quanto di meglio per riallinearsi col mondo reale. o molto più banalmente per farsi quattro risate di pancia (e quattro ghirigori di fastidio di testa) davanti a certe forme di ostentazione. quella dell'immobiliarista che scrive depandance. la stessa del jingle "insalatissime riomare, con il nuovo isipil"
(canta anche tu insieme a noi! non ti senti anche un po' sandra bullock in "demolition man"?). la medesima di chi sceglie per il proprio negozio il nome attira-clientela che nella propria mente vuol dire una cosa ma in effetti comunica tutt'altro.
la fastidiosa insolenza di chi è troppo sicuro.
nella merceria "la primula rossa" troverò mai quello che cerco? il negoziante sarà dietro al bancone o sarà fuggito all'estero? l'emporio rischia di essere chiuso negli orari canonici?
e cosa dire dell'agenzia di pompe funebri "l'angelo azzurro"? e perché non, per dire, "dal vecchio con la falce"? bearsi di essere un paesano doc da generazioni e generazioni ma chiamare il proprio bar "café del corso" anche quando la toponomastica ti dà contro e il tuo locale è su una banale via (manco viale) mi porta ad attacchi epilettici.
altri sintomi di questa professionalità tutta inventata sono scritti in piccolo nell'insegna: dolceria, in un negozio di caramelle; griglieria, in una trattoria; farettistica, da un elettricista. chiamare le cose col loro nome no, eh?

il punto, ed è triste, è che alla fine hanno vinto loro, peoni del terzo millennio: perché per assurdo dopo queste riflessioni divento incapace di dimenticare il nome dei loro negozi. me li porto stampati in testa - il risultato è raggiunto. quale pubblicità migliore di questa?

28 giugno 2005

aridatece ellen

leggo qui che è imminente l'arrivo dell'immaginifico The L word sui teleschermi di noi umili mortali senza tv satellitare. uhhhh. nientemeno!

nel corso di questo inverno mi è capitato di vedere molte puntate della seconda serie scaricate dalla rete dalla onnivora-malata-di-tvserials che ho la fortuna/sfortuna di frequentare più del dovuto (mia querulissima amica) e la sensazione era stata, come già detto da altri, di trovarsi di fronte a una specie di melrose place con protagoniste delle creature divine, bellissime e assolutamente lesbiche: nel senso che frequentano solo lesbiche, abitano con altre lesbiche, vanno solo a feste lesbiche, seguono concerti di gruppi femminili e/o lesbici (vedi l'apparizione delle organ sul set di lavoro della bella shane, in una delle puntate) mangiano solo cibo lesbico cagano solo in toilette per lesbiche etc etc..
non che sia improbabile condurre una vita di questo tipo. esperienze personali, come convivenze con coinquilini gay, me l'hanno ampiamente dimostrato.
è la beltade e l'iperfemminilità sbandierata da TUTTE le personaggine in questione che lascia un po' di stucco. perchè se da un lato si ringrazia la stessa rose troche, regista del telefilm, di averci risparmiato le bruttissime da lesboghetto con cui ci ha già torturati nel suo film più famoso (il paueroso go fish!-da una giovanissima piùquerula definito a suo tempo "un film spaventapassere") dall'altro lato ci porta in un mondo talmente patinato da sembrarci ridicolo.
perchè le femme in giro ci sono, ma hanno bisogno di qualche segnale distintivo per poter essere accettate in un qualsiasi circolo o club gay... tipo essere in compagnia della fidanzata/amante/amica mascolina e/o ultrapoliticizzata (a scelta. se non è uoma è lesboabbestia :)
se è così, sei accettata.
su che basi affermo questo?
provate a vestirvi carine e andate a un appuntamento lesbiano della vostra città, meglio se con un'amica altrettanto carina: nessuno capterà le vostre onde gay (che bello servirmi di questo mirabolante vocabolario!), perchè nessuno vi noterà.
a me è capitato: antagonismo gay, aperitivo del giovedì sera, atlantide di porta santo stefano, bologna. io e la mia ex ragazza belline come non mai siamo state tampinate esclusivamente da esemplari di sesso maschile (il pubblico dell'atlantide è piuttosto vario) mentre le nostre amiche-colleghe lesbucce ci hanno squadrato immediatamente come le solite etero imbucate nel locale a far le amiche dei gay (ricordo che maupin nei suoi libri parlava di frociare...). snobbate e anche spintonate, nella calca. a più riprese.
questo è l'orgoglio gay :)
detto questo la gioia più grande è invece constatare che queste stesse lesboguerriere si stiano appassionando a The L word, un telefilm che rischia davvero di diventare un culto, nella sua bruttezza disarmante.
ma allora?
allora il pubblico omosessuale si merita questo. si merita di rimanere ghettizzato nei suoi spazi, per potersi "riconoscere" e sentirsi al sicuro.
si merita di continuare a sognare realtà irraggiungibili, come una società composta di sole donne, meravigliose, e lesbiche.

26 giugno 2005

set, gioco, partita

"i manifestanti esigono che si neghi ad altri diritti che non obbligano nessuno a fare ciò che non voglia". è il succinto, ammirevole commento del governo spagnolo al raduno pro-famiglia (familista? familiomane? familiocrate?) di madrid. in in una sola frase, riassume perfettamente i termini della questione: allargare i diritti non lede in alcuna maniera i diritti già dati, e non si vede perché per "difendere la famiglia tradizionale" si debba negare ad altri di proteggere legalmente le loro unioni ed i loro legami. viviamo in un passaggio d'epoca così profondamente reazionario che il restringimento delle libertà civili viene visto da alcuni gruppi sociali (reazionari, appunto) come un necessario "aiutìno" alla propria impaurita fragilità culturale. nessun eterosessuale che sia serenamente tale può sentirsi messo in discussione per il solo fatto che nello stesso condominio abita una coppia gay: è il classico caso nel quale il rapporto maggioranza-minoranza è così impari da non consentire inquietudini in seno alla maggioranza. a meno che la maggioranza non sia totalitaria, e dunque veda le identità e i diritti altrui come un intollerabile attacco alle "proprie" convenzioni sociali. e, con un trucco dialettico bugiardo, invochi la "libertà della famiglia" per camuffare la propria refrattarietà alla libertà degli individui.

michele serra, "l'amaca", la repubblica di martedì 21 giugno 2005

semplice semplice

a - sotto casa sta passando la street rave parade!
b - che cos'è la street rave parade?
a- il rave lungo un giorno e una notte che attraversa bo tutte le estati! tipo love parade con meno froci e più punkabestia

nell'incommensurabile, disperato e disperante video che accompagna il lancio di Incomplete dei Backstreet Boys in una location desertifera e assolata, si susseguono rispettivamente:
una tempesta di vento e foglie secche
l’incendio (di una macchina, sembrerebbe. si sa che il caldo del deserto favorisce l’autocombustione dei mezzi di trasporto delle boy band)
un innalzamento improvviso della marea
una bufera di pollini/fiocchi di cotone
un acquazzone
un armageddon insomma
per il ritorno di una boy band fuori tempo massimo che sente di aver segnato uno scarto perché ha inciso un pezzo co le chitare.
aho.

23 giugno 2005

dicevamo?

un bell'articolo su slate spiega tutti i motivi sul perché la finta/vera storia d'amore fra tom cruise e katie holmes rischi di far collassare il mercato delle riviste di gossip. troppo veloce, troppo imprevedibile, troppo palesemente artificiosa per un pubblico dai bisogni elementari, bisogni morbosi di sbirciare nelle case degli altri, nelle vite degli altri, sapendo che due si sono messi insieme perché il destino complottava contro di loro, che si sono sposati e sono felici persempre, oppure no perché lei era sterile, lui la cornificava, o una malattia incurabile attendeva dietro un angolo buio con una mazzafionda chiodata fra le mani pelose. bisogni nemmeno troppo dissimili da quelli del bambino che cerca l'ordine e la linearità complete nelle favole con i mostri i draghi e le principesse che si risvegliano (nel caso della holmes, si catatonizzano) al bacio del bel drudo col cappello di sghimbescio ed il sorriso raggelante che nemmeno il botulino.
leggo rifletto e poi ancora penso. che per fortuna questo succede in america, e basta. sai, le mitiche riviste da parrucchiere ebbro e cotonato come people, star eccetera. che questo pubblico di nicchia non è ancora arrivato a quello stadio. che tutt'al più, i reality. ma che non è la stessa cosa, dai. no, davvero.

poi mi guardo intorno alla fermata del bus, e la stimatissima professionista accanto a me con una mano regge una seriosa valigetta di pelle nera, lucida come la maschera di rey misterio, mentre con l'altra ripiega e mantiene la rivista che legge fino a che io da qui sbircio il titolo ed è:
LEI NON VOLEVA FIGLI

21 giugno 2005

ecco noi per esempio

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15 giugno 2005

massacrella

per esempio, questa masha qrella.
con la massima apertura mentale mi sono disposta all'ascolto dopo averla scaricata da uno che nel proprio folder aveva taylor dayne, i new kids on the block, ashlee simpson, billy joel, i 5ive, gli shalamar e i dogs die in hot cars (non scherzo).
mentre le canzoni filano via, rifletto: se la signorina massacrella era sul volume 9 di the wire tapper e allora nessuno se l'era filata, un motivo ci sarà stato. se ha fatto un album intitolato luck che le ha tirato solo che seccia, credo che si debbano seguire i segni che ti lancia quel brav'uomo del demiurgo.
invece BIM BUM ZANG TUNG!
la fanciulla insiste.
pubblica unsolved remained, fra coriandoli e lavastoviglie buttate dai balconi, sembra il capodanno a fuorigrotta tanto è lo sdilinquirsi di nomoni e votoni e paragononi.
nonostante ciò stringi stringi io sbadiglio. tu sbadigli. egli sbadiglia.

allora come mai il PEREPEPE' delle trombette mediatiche? oh, ma forse è... sarà mica per via del fatto che... già. lo pubblica morr music. bah, sì, chissà, po' esse. bella berlino a giugno, eh? che fascino la porta di brandeburgo! ah, la tauromachia!

(la canzone valida, eppure, c'è: "destination vertical", nella quale massacrella sembra meno cat power del resto, meno hope sandoval del resto, meno valerie trebeljahr del resto. e quindi il resto? lo diamo al gatto)